Enrico Zoi per la rubrica “A tavola con” – Avete presente Luigino, il gagà che ripete ‘Bellezza mia!’ al fianco di Felice Sciosciammocca (Totò) e offre la famosa spaghettata alla di lui famiglia nel cultmovie di Mario Mattoli ‘Miseria e nobiltà’, del 1954, tratto dall’omonimo lavoro teatrale di Eduardo Scarpetta? L’avete presente? Bene, quel Luigino che dà il via a una delle scene più famose e riuscite della filmografia gastronomica mondiale è il grande Carlo Croccolo (1927-2019), attore e doppiatore napoletano, uno dei volti più noti del teatro e del cinema italiano del ‘900.

Per inciso, a teatro, nella stessa commedia di Scarpetta, Croccolo interpretava il cuoco ricco che accoglie i disperati. Sempre a che fare con la cucina, insomma!

Carlo Croccolo e Totò in Signori si nasce

Oggi la moglie, l’attrice Daniela Cenciotti, ce lo racconta così:

“Carlo è stato un ottimo mangiatore e un ottimo bevitore. Amava qualsiasi cosa che fosse fatta bene, con una particolare predilezione per gli alimenti più semplici, come la pasta e fagioli. La pasta doveva essere al dente! Spesso rimandava indietro il piatto, perché frequentemente il suo ‘al dente’ era diverso da quello dei ristoranti.

Una volta, ad Asti, andai io in cucina a cuocergliela! Ovviamente, eravamo solo noi in sala, in un locale piccolissimo, e la pasta che usavano non era straordinaria. Loro, carinissimi, volevano accontentarlo, lui era entrato nel loop: non poteva più dire ‘sì, va bene’, se non fosse stata veramente cotta come voleva lui. Così la soluzione fu che gliela cucinai io, un po’ per togliere loro dall’imbarazzo derivante dal fatto che sembrava che fosse colpa loro, un po’ perché io non so cucinare, ma di sicuro so fare la pasta: non è un granché, ma con mio marito era utile!”.

Gli spaghetti di Miseria e nobiltà

Gli spaghetti di Miseria e nobiltà

Era esigente anche nel condimento?

“Il condimento poteva essere di tutti i tipi, però doveva essere, diciamo, sano, fatto bene: niente panna o cose strane. Intendiamoci, Carlo era anche uno che mangiava anche solo un panino. Per esempio, una volta, lui era in tournée e io lo seguivo, facevamo capo a Milano però si andava in provincia, nell’hinterland. Finito lo spettacolo, era difficile trovare un vero ristorante, così si fece una settimana a panini: rientrando, dopo un’ora di viaggio, alle due di notte, non ti va di fare un gran pasto, ti prendi un panino e, andando andando, te lo finisci in macchina.

Dopo sette giorni così, ai quali sopravvivemmo comunque tutti, ci concedemmo, a Milano, una cena di quelle serie in un bel locale! Mi ricordo anche quando, per un suo compleanno, eravamo a Sirmione e avevamo prenotato un ristorante per farci una bella mangiata di pesce. Carlo amava molto il pesce, anche il pesce crudo e le ostriche, che cercavamo soprattutto nei locali delle nostre zone, in Campania: ne vale la pena!”.

E con i dolci?

“Non era un grande appassionato: un po’ il cioccolato in vecchiaia, ma non in grande quantità”.

Quanto al bere?

“Non amava moltissimo il vino bianco, preferiva di sicuro lo champagne: Korg e Berticot erano i suoi preferiti. Amava i rossi. Quando ci siamo conosciuti, il ‘nostro’ vino era l’Amarone. Quando eravamo a cena, c’era l’Amarone”.

Carlo Croccolo e la cucina napoletana

Che rapporto aveva con i piatti tipici della sua Napoli, dalla pizza alla pastiera?

“Sì, la pastiera l’amava, però preparata con il grano non passato. Su questa cosa c’è una grande diatriba, nella quale non entro. Io non la so fare perché non so cucinare. Nonostante questo, per trent’anni, quando eravamo in tournée, ho cucinato mattina, pranzo e sera. E sempre con parecchi ospiti!

Torniamo alla pastiera: lui amava quella fatta con il grano in chicchi. Fra i piatti tipicamente napoletani, il pesce (la spigola all’acqua pazza, il polpo) e la Genovese, il ragù partenopeo. Tanto è vero che c’è stato un periodo in cui, a casa nostra, c’era un amico che cucinava queste cose per me incucinabili (per fare una Genovese ci vuole un tempo infinito, inumano!): veniva a casa portando il pentolone, radunavamo altri amici e facevamo grandi cene”.

La pizza?

“Non era una delle sue pietanze preferite. La mangiava a Napoli: non andava a cercarla altrove. Né in viaggio cercava la cucina italiana. Se eravamo a Parigi, mangiavamo il cibo locale. Ha sempre schifato chi andava all’estero cercando l’Italia. Era difficile trovare un ristorante dove non fosse già stato, un luogo sperimentato. A nessuno dei due piacevano i posti turistici. Raramente andavamo nel ristorante italiano, anche se magari lo conoscevamo. Il gusto del nostro viaggio era pure mangiare e bere cose del luogo”.

Carlo Croccolo e Daniela al ristorante

I ricordi di Daniela Cenciotti

Qualche ricordo particolare?

“Per un mio compleanno a Parigi, abbiamo fatto una cosa molto turistica, cenando sul Bateaux-Mouches, sulla Senna. Poi, una quantità industriale di pollo e patate in Spagna, condita anche con altre cose, tipo paella, ma non so perché ci fu un periodo in cui si mangiava solo pollo e patate. Forse perché, nel posto dove eravamo, non c’era altro di meglio! Quando facevamo le tournée nella zona Nord, si mangiava la tartare con l’uovo. Se, invece, eravamo in Sicilia, cous cous, di pesce se possibile”.

Una scelta molto varia, decisamente non monocorde! Ma lui cucinava?

“Cucinare è una parolona, ma cucinava. Era molto bravo a fare alcune cose, che però preparava raramente. Devo dire per fortuna: con lui, la cucina diventava una specie di campo di battaglia! E poi toccava a me sistemare, ovviamente. Amava fare pasta e fagioli. Gli piaceva proprio cucinarla, perché gli veniva bene ed era buona. Così eravamo tutti contenti. E poi era sempre un evento conviviale.

Non si metteva all’opera solo per noi due, ma per degli ospiti. A tavola era una persona normale, non certo un musone: nei pasti con gli amici, come in tournée. Anche lì capitava che si cenasse tutti insieme. Era conviviale, allegro, si divertiva, chiacchierava”.

Carlo Croccolo nel 1952 nel film Ragazze da marito

Carlo Croccolo nel 1952 nel film Ragazze da marito

Per quanto riguarda, invece, i pasti delle festività, tipo Natale o Pasqua, come andava?

“Io ho sempre santificato le feste. Diciamo che, a Natale, in genere, venivano le figlie e mio padre: cenone della vigilia e pranzo il 25 dicembre, pure Santo Stefano. Abbiamo sempre avuto la famiglia. A Capodanno, invece, dipendeva: poteva esserci una figlia o l’altra, oppure mio padre, potevano esserci tutti, come anche ex-mogli.

La famiglia era abbastanza allargata. All’inizio, andavamo spesso in giro a fare veglioni. Poi, un po’ per l’età, un po’ perché non si amava più quel genere di caos, abbiamo atteso l’anno nuovo a casa con gli amici e magari con i parenti stretti. Per un certo periodo, avevamo la casa con il camino e ci piaceva usarlo. La Pasqua era più aperta, si mangiava in giardino”.

Il Cavalier Eros Cecconi di Tre uomini e una gamba

Qual era il menu di Natale?

“In genere, per la Vigilia, era tutto pesce e verdure. A Napoli è così. Se c’era la figlia da Roma, potevano esserci le cose fritte della cucina romana. Poi, nel giorno di Natale, la tradizione prevedeva un piccolo antipasto, tortellini al brodo di gallina e un secondo, che poteva essere un arrosto, o qualcosa del genere, con della verdura, e i dolci, compreso il panettone. Comunque, non siamo mai stati tanti, niente tavolatone.

Io sono figlia unica, Carlo aveva un fratello con famiglia, che viveva a Padova. Poi, quando lavorava durante le feste di Natale, cene e pranzi casalinghi potevano diventare più complicati, visto che stavamo in un residence. Però la tendenza, ripeto, era santificare le feste, usare quel tempo per trovare un po’ di famiglia, magari in modi diversi, ma santificare le feste sì. Un Natale e un Capodanno li passammo per lavoro a Firenze, ospiti di un capocomico insieme all’intera compagnia”.

Altro tema: aveva uno o più ristoranti preferiti?

“A Roma, nel Quartiere Fleming, in piazza Monteleone di Spoleto, c’era il ristorante ‘I due fratelli’, ora diventato ‘Julienne’. Lo gestivano, appunto, due fratelli e la loro mamma. Con loro passavamo veramente le serate. Ci tenevano aperto il locale dopo lo spettacolo. Vennero anche al matrimonio! Erano proprio amici e cucinavano benissimo. Noi avevamo un cane, Pippo, e loro avevano una porta basculante per entrare e uscire dalla cucina. Pippo ovviamente non poteva entrare in cucina, ma una volta lo abbiamo trovato con la testa sotto questa porta basculante a guardare la mamma dei due fratelli.

Voleva entrare, però sapeva di non poterlo fare. Lei gli diceva: ‘Non ti azzardare!’. Era il nostro luogo del cuore, ma la cosa più bella è che io, l’anno scorso, con alcuni amici, sono tornata proprio in quella piazza a mangiare e ho pensato: ‘che meraviglia, sono di nuovo qua’. Mi fanno entrare. Era tutto nuovo: molto chic ed elegante, luci soffuse. Parlando con il nuovo gestore, però, ho riconosciuto il luogo. Era quello: ‘I due fratelli’.

Anche qui, a Castel Volturno, dove abito, ci sono altri nostri posti del cuore: una pizzeria comoda e buonissima, ‘Pineta Pizza. Da Mimmo e Pako’, dove ci sentivamo a casa. Quando è morto Carlo, le prime volte in cui ero da sola, andavo lì e potevo piangere tranquillamente, senza problemi. Nessuno mi diceva niente. Erano molto amichevoli, alla mano”.

In conclusione…

Chiudiamo la bella chiacchierata con Daniela Cenciotti ricordando, oltre a ‘Miseria e nobiltà’ (disponibile su RaiPlay:  https://www.raiplay.it altre citazioni o apparizioni enogastronomiche della carriera artistica di Carlo Croccolo.

Una delle più famose lo vede duettare brillantemente ancora con Totò. Il film è ‘Signori si nasce’ (1960), del grande Mario Mattoli, in cui Croccolo interpreta il ruolo del maggiordomo Battista. La sequenza è nota come “Il barone ordina la cena”. Croccolo riceve e si appunta le stravaganti e pretenziose richieste (caviale, salmone, champagne…) del Barone Ottone degli Ulivi (Totò), poi, a corto di fondi e sul punto di uscire per andare a mangiare a casa propria, avendo terminato il servizio, interrogato dal nobile datore di lavoro, gli propone una soluzione assai più modesta: ‘Ed io cosa mangio? – La solita mortadella’. La scena è disponibile QUI 

Con un considerevole salto temporale, citiamo un film del 1995, ‘Camerieri’, con Paolo Villaggio, Diego Abatantuono, Marco Messeri, Regina Bianchi e Antonio Catania, diretto da Leone Pompucci, in cui Croccolo interpreta il ruolo del mobiliere Azzaro, che compra un vecchio ristorante del litorale romano, l’Eden. ‘Camerieri‘ lo si può vedere a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=wWhM2pxSRE8.

Nel 1997, è il Cavalier Eros Cecconi, il mitico suocero di ‘Tre uomini e una gamba’ (Aldo, Giovanni e Giacomo).

A teatro, oltre al già citato personaggio del cuoco di ‘Miseria e nobiltà’, lo ricordiamo come il sindaco Crispino nell’edizione 1990 di ‘Aggiungi un posto a tavola’, commedia musicale in due atti di Garinei e Giovannini.