Per una parte dei pensionati italiani la fine della vita lavorativa coincide con una domanda che fino a pochi anni prima sarebbe sembrata eccentrica, quasi un vezzo da racconto di viaggio: e se il resto della vita lo passassi altrove? Non per sempre, magari, o non del tutto, ma abbastanza da cambiare residenza, clima, abitudini e soprattutto il rapporto tra quanto si riceve ogni mese e quanto costa vivere. Le mete di cui si parla nei forum, nei gruppi social e nelle conversazioni tra ex colleghi sono più o meno sempre le stesse: il Portogallo, la Grecia, le Canarie, con qualche variazione verso la Tunisia o la Bulgaria per chi cerca costi ancora più bassi.
Le ragioni sono in parte ovvie, il sole d’inverno e il mare a portata di passeggiata, e in parte meno visibili, perché riguardano le tasse, gli accordi tra Stati, le regole sulla residenza e una serie di adempimenti che chi parte con entusiasmo tende a sottovalutare. Il trasferimento della pensione all’estero è una scelta che si prende spesso guardando le foto di una spiaggia, e che si vive poi, per anni, guardando gli estratti conto.
Pensione all’estero: perché l’importo netto cambia da un Paese all’altro
Il primo equivoco riguarda proprio la cifra di partenza. Molti pensionati conoscono l’importo che vedono accreditato ogni mese e lo considerano un dato fisso, come se fosse la pensione in sé, mentre si tratta già del risultato di un calcolo: l’INPS trattiene l’IRPEF e le addizionali regionali e comunali, e quello che arriva sul conto è ciò che resta. Capire la differenza tra pensione lorda e netta diventa decisivo nel momento in cui si cambia residenza fiscale, perché è sul lordo che il nuovo Paese applicherà le proprie regole, e il netto finale può risultare più alto o più basso di quello italiano a seconda della destinazione.
A complicare le cose intervengono le convenzioni contro le doppie imposizioni che l’Italia ha firmato con quasi tutti i Paesi europei. In linea generale, le pensioni private, cioè quelle maturate come dipendenti del settore privato o come lavoratori autonomi, vengono tassate nello Stato in cui il pensionato risiede. Le pensioni pubbliche, quelle degli ex dipendenti statali, degli enti locali o della scuola, restano invece di norma tassate in Italia, salvo il caso in cui il pensionato abbia anche la cittadinanza del Paese di destinazione. È un dettaglio che cambia completamente i conti: un ex insegnante che si trasferisce in Grecia sperando in un’imposta leggera rischia di scoprire che per lui, sulla pensione, non cambia praticamente nulla.
Perché la tassazione passi davvero al nuovo Paese non basta trasferirsi. Bisogna iscriversi all’AIRE, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, e presentare all’INPS una richiesta di applicazione della convenzione, corredata da un attestato di residenza fiscale rilasciato dall’amministrazione del Paese ospitante. Finché questa pratica non è completata, l’istituto continua a trattenere le imposte italiane, e il pensionato si ritrova a pagare due volte o a dover chiedere rimborsi che arrivano con tempi difficili da prevedere.
Portogallo e Grecia: cosa resta dei regimi fiscali per pensionati stranieri
Il Portogallo è stato per oltre un decennio la destinazione simbolo di questo fenomeno, grazie al regime dei residenti non abituali, introdotto nel 2009, che per un lungo periodo ha consentito ai pensionati stranieri di non pagare imposte sulla pensione estera. Dal 2020 l’esenzione era stata sostituita da un’aliquota fissa del 10 per cento, e dal 2024 il regime è stato chiuso ai nuovi ingressi e sostituito da un’agevolazione pensata per ricercatori e professionisti di settori innovativi, che ai pensionati non si applica. Chi era già dentro mantiene i benefici fino alla scadenza dei dieci anni; chi arriva oggi viene tassato con le aliquote progressive ordinarie, che in Portogallo non sono particolarmente leggere.
Eppure il flusso non si è interrotto, il che dice qualcosa sulle motivazioni reali di chi parte. Lisbona è diventata cara, con affitti che in alcuni quartieri hanno raggiunto livelli paragonabili a quelli di Milano, ma l’Algarve e le città dell’interno conservano un costo della vita sostenibile, un sistema sanitario funzionante, una diffusa conoscenza dell’inglese e una comunità italiana ormai abbastanza numerosa da attenuare la sensazione di isolamento.
La Grecia ha seguito una strada diversa. Dal 2020 offre ai pensionati che trasferiscono la residenza fiscale nel Paese una flat tax al 7 per cento sui redditi di fonte estera, valida per quindici anni, a condizione di non essere stati residenti fiscali in Grecia nei cinque anni precedenti. Sulla carta è una delle offerte più convenienti d’Europa, e infatti isole come Creta o Corfù e diverse località del Peloponneso hanno visto crescere la presenza di pensionati del Nord e del Sud Europa. Il limite, già accennato, riguarda i pensionati pubblici italiani, esclusi di fatto dal vantaggio per effetto della convenzione bilaterale, e un secondo aspetto più prosaico: la sanità nelle isole minori può richiedere spostamenti lunghi per esami e visite specialistiche, cosa che a settant’anni pesa più di quanto si immagini a sessantacinque.
Canarie: clima, costo della vita e tassazione ordinaria
Le Canarie rappresentano un caso a parte, perché la Spagna non prevede regimi fiscali di favore per i pensionati stranieri. La pensione privata di un italiano residente a Tenerife o a Gran Canaria viene tassata con l’IRPF spagnola, che ha aliquote progressive non lontane da quelle italiane, e in molti casi il netto finale risulta simile a quello che si percepiva in patria, talvolta persino inferiore.
La convenienza, quindi, va cercata altrove. Nell’arcipelago non si applica l’IVA ma l’IGIC, un’imposta indiretta con un’aliquota generale sensibilmente più bassa, il che si riflette sui prezzi di molti beni di uso quotidiano, dal carburante ad alcune categorie di prodotti alimentari. Il clima, con temperature miti per tutto l’anno, riduce quasi a zero la spesa per il riscaldamento, una voce che nei bilanci di una coppia di pensionati del Nord Italia può valere diverse centinaia di euro ogni inverno. A questo si aggiunge una rete di collegamenti aerei frequenti con gli aeroporti italiani, che consente di tornare per le feste o per un’emergenza familiare senza organizzare una spedizione.
Le Canarie attirano anche chi non intende trasferire la residenza e si limita a trascorrervi i mesi freddi, mantenendo casa e domicilio fiscale in Italia. È una formula meno impegnativa, che lascia invariato il trattamento della pensione, ma che espone a un rischio da non trascurare: superare i 183 giorni di permanenza annua può far scattare la residenza fiscale spagnola anche senza averla chiesta, con tutte le conseguenze dichiarative del caso.
Residenza, AIRE e sanità: gli aspetti pratici del trasferimento
Al di là delle aliquote, il trasferimento comporta una serie di passaggi burocratici che vale la pena conoscere prima di firmare un contratto d’affitto. Per l’assistenza sanitaria nei Paesi dell’Unione europea, il pensionato che riceve la pensione dall’Italia deve richiedere il modulo S1 alla propria ASL e registrarlo presso l’ente sanitario del Paese di residenza: in questo modo ottiene la copertura locale, mentre i costi vengono regolati tra i due sistemi. La tessera europea di assicurazione malattia, quella che si usa durante le vacanze, non è sufficiente per chi vive stabilmente all’estero.
Vanno poi considerate la verifica annuale dell’esistenza in vita richiesta dall’INPS ai pensionati residenti fuori dall’Italia, che se non completata nei tempi può portare alla sospensione dei pagamenti, le spese per eventuali bonifici internazionali, nel caso di Paesi fuori dall’area euro, e la gestione degli immobili rimasti in Italia, che continuano a essere soggetti all’IMU e, se affittati, alla tassazione italiana sui canoni.
C’è infine una dimensione che nessun foglio di calcolo misura bene. Chi si trasferisce a sessantacinque anni sceglie un luogo pensando a come vivrà nei primi anni, tra passeggiate e cene all’aperto, e meno a come vivrà a ottanta, quando la vicinanza dei figli, la lingua del medico e la distanza dall’ospedale contano più del prezzo del pesce al mercato. Diversi pensionati, dopo un decennio all’estero, scelgono di rientrare, e il ritorno comporta a sua volta pratiche, tempi e costi che conviene mettere in conto fin dall’inizio, anche solo come possibilità.