L’associazione stampa enogastroagroalimentare toscana (ASET) da tempo organizza per i giornalisti iscritti, incontri con le aziende che mettono il lavoro ben fatto al centro della loro attività, impegno importante per ogni tipo di produzione e commercio ma soprattutto nell’agroalimentare.
Sabato 3 ottobre 2026 l’incontro è stato con lo storico biscottificio Antonio Mattei 1858 di Prato che il 29 settembre ha presentato al Firenze il Museo Bottega, in Via Porta Rossa 76R, l’Archivio Digitale del Biscottificio Antonio Mattei.

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Una giornata che ha portato i giornalisti toscani nel laboratorio del biscottificio Mattei a Prato per poi proseguire a Poggio a Caiano presso la Villa Medicea per una veloce visita alla galleria espositiva dei quadri di Bartolomeo Bimbi raffiguranti la frutta esistente nel seicento, la più importante d’Europa nel suo genere, messa insieme con passione dai Granduchi di Toscana tra Seicento e Settecento. La giornata è poi proseguita a Carmignano, che già nel 1716 il Granduca Cosimo III de’ Medici aveva riconosciuto come zona di produzione vinicola, dove si trova la Tenuta Ceri.

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Biscottificio Mattei
Ogni visita nel laboratorio del biscottificio Mattei è un’occasione per imparare qualcosa, prima di tutto la resilienza. Scegliere di non abbandonare un centro storico con una produzione che ormai abbraccia il mercato globale è una scelta che non è per tutti. Ma i Pandolfini, che dai primi del 1900 acquisiscono il biscottificio, non hanno ceduto ad un lavoro logisticamente più facile. Oggi il biscottificio Mattei porta i suoi prodotti storici in tutto il mondo: dal classico biscotto di Prato, ai brutti-boni, dalla mantovana al filone candito.

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Cultura agricola
Fondata nel 2006 dall’architetto Luca Ceri e oggi guidata con passione dal figlio Edoardo,Tenuta Ceri è un esempio di design ben inserito nel contesto naturale del territorio di Carmignano.
La Tenuta nel 2019 si è aperta al ristorante Paca, 1 Stella Michelin, unico indirizzo della provincia di Prato premiato col macaron. In cucina Niccolò Palumbo, chef che ha deciso di lasciare la città per trasferirsi all’interno di Tenuta Ceri.
Ciò che colpisce in queste due realtà, Tenuta Ceri e Ristorante Paca, è l’amore per il territorio, la volontà di farlo conoscere trasmettendo quella cultura agricola che fa da fil rouge a vino, accoglienza e alta ristorazione.
I vini della Tenuta Ceri , raccontano un lavoro fatto di passione e voglia di sperimentare, di rispetto per la natura, una costante ricerca che porta il sorso ad essere protagonista ma anche reverente verso i sapori dei piatti.
L’accoglienza perfetta, la piacevolezza dell’ambiente con il tratto immersivo nella natura circostante dato dalle pareti in vetro, il menù che segue la stagione perfetto esempio di tradizione e innovazione, hanno reso l’esperienza di grande ancoraggio alla memoria.

Tenuta Ceri e Paca
Una meticolosa cura del vigneto, vigneti storici del territorio, il desiderio di dare sempre il meglio perseguendo una politica aziendale senza sprechi, sono i punti di forza della Tenuta Ceri.
Gigliola, Campisalti, Alillacanta, Barbocchio, Rigoccioli, Le Barze, l’Arrendevole sono i nomi dei vini che in questa giornata sono stati degustati in abbinamento ai piatti proposti dallo chef.
Da Paca il pane, lardo e il rosmarino diventano una crema di grande piacevolezza, la pasta e fagioli un’esperienza da ricercare, il fico, il kefir e il pepe nero un sapore che non si dimentica.

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Il Gigliola 2024, Cabernet Sauvignon 100%, ci ha accolti nello spazio antistante il ristorante, un’area perfettamente studiata per creare riparo senza perdere di vista la magnificenza della natura circostante. Un vino dal colore ramato brillante, con bollicine fini e, al primo impatto una spiccata nota di peperone. Perfetto con i deliziosi finger food serviti.
E ancora ad accompagnare il menù proposto ecco il Campisalti 2025, IGT Toscana Trebbiano, 100% trebbiano il secondo vino degustato seguito dall’Alillacanta, dal Barbocchio, dal Rigoccioli, dall’Arrendevole. Ogni vino ha una sua perfetta riconoscibilità e questo oggi non capita spesso. Se l’intenzione è quella di raccontare il territorio e la sua esperienza trasformando l’accezione della parola rurale in culturale si può dire perfettamente riuscita.
Roberta Capanni