Articolo di Roberta Capanni per la rubrica “Dove andare” – Ci sono luoghi in cui il silenzio non è assenza di rumore, ma uno spazio bianco pronto a essere riempito di significato. Uno di questi rari frammenti di mondo è Chamois, splendido borgo della Valle d’Aosta dove le auto non possono arrivare, sospeso in un tempo che profuma di aria sottile e di resina. È qui, tra pascoli e vette, che dal 7 al 9 agosto va in scena la VI edizione di Alt(r)i Ascolti, un festival che non è un semplice cartellone di eventi, ma un vero e proprio laboratorio culturale a cielo aperto, completamente gratuito.

Noi di GustarViaggiando amiamo i viaggi che lasciano un segno, quelli che nutrono l’anima e stimolano il pensiero. E questo festival, nato sotto la direzione artistica della musicologa Luciana Galliano e organizzato dall’Associazione Insieme a Chamois (con il prezioso sostegno della Regione Valle D’Aosta, del Comune e il contributo di Fondazione CRT), fa esattamente questo: trasforma la montagna da semplice, meravigliosa cartolina a protagonista attiva del nostro tempo.

Un palcoscenico senza barriere

«Ciò che distingue Alt(r)i Ascolti è la qualità delle interazioni che genera», ci racconta con entusiasmo Fabienne Dejean, presidente dell’Associazione Insieme a Chamois. «La presenza di artisti, ricercatori e pubblico in uno spazio raccolto favorisce la nascita di scambi reali e nuove idee. È questa dimensione conviviale e fertile a rappresentare il vero successo del Festival».

In effetti, nel contesto unico del Plan des Avaz, il festival si propone come un cammino collettivo in cui camminare, ascoltare, discutere e sostare diventano gesti culturali profondamente interconnessi.

La musica come ponte tra mondi e tempi

Il cuore pulsante del festival è la musica, intesa come viaggio geografico e temporale. Il programma di quest’anno tesse una trama affascinante che unisce avanguardia e memoria. Si passa dalle sonorità elettroniche e sperimentali della compositrice ucraina Katarina Gryvul, capaci di traghettare la tradizione classica nei paesaggi sonori del futuro, al richiamo ancestrale dell’ensemble Eufoné, che ridona vita e vigore a inni e danze del basso Medioevo.

A chiudere questo viaggio sensoriale sarà l’energia travolgente dell’Orchestra Multietnica Torino, che fonderà la tradizione dei griot dell’Africa occidentale, il suono della kora e delle percussioni, con il jazz e l’afrobeat, dimostrando come la musica sia il linguaggio universale dell’incontro.

Conoscere la terra per abitarla con rispetto

Ma Alt(r)i Ascolti è anche un invito a “leggere” la natura. Il festival si aprirà con una suggestiva passeggiata etnobotanica guidata da Francesca Castagnetti, alla scoperta delle piante officinali e dei loro segreti antichi, in bilico tra tradizione e scienza moderna.

La sostenibilità, qui, non è una parola vuota o una moda passeggera, ma un’esperienza concreta. Lo dimostrerà l’ingegner Gregorio Tosi, che accompagnerà il pubblico alla scoperta dell’impianto geotermico del Lago Lod. Un modo per ricordarci che la montagna, oltre a essere contemplata, va protetta e compresa nelle sue dinamiche vitali.

Nuove narrazioni e passi di emancipazione

C’è poi lo spazio della parola e del cinema, dedicato a chi la montagna la vive, la sfida e la sceglie. Tra gli appuntamenti più attesi, la presentazione del libro di Linda Cottino, Una parete tutta per sé. Le prime alpiniste: sette storie vere, che restituisce dignità e memoria a donne straordinarie che hanno trovato tra le rocce la propria libertà e indipendenza.

Un tema, quello dell’emancipazione femminile ad alta quota, che risuonerà anche nella proiezione di Las Cholitas (in collaborazione con il Cervino Cine Mountain), pellicola che racconta l’incredibile scalata delle Ande da parte di un gruppo di donne boliviane in abiti tradizionali.

Di presente e di futuro ci parlerà invece il sociologo Andrea Membretti con il suo Diventare montanari. Viaggio tra i nuovi abitanti delle terre alte, un’indagine lucida e lontana dai cliché romantici su chi, oggi, sceglie di ripopolare le terre alte cercando nuove forme di vita e di economia.

Il teatro che interroga le fragilità del presente

Infine, lo sguardo si fa intimo e sociale grazie al teatro. Lo spettacolo Gioconda, curato dal Collettivo Liberi Pensatori Paul Valéry, porterà in scena la storia di una donna anziana e della sua faticosa e poetica lotta quotidiana per un gesto semplice: prepararsi un caffè. Una metafora potente sulla rimozione sociale della vecchiaia, sulla cura che rischia di farsi controllo e sull’incomunicabilità tra generazioni. Perché il vero filo conduttore di questo festival, in fondo, è proprio la relazione umana.

Se cercate un’esperienza che sappia coniugare la bellezza incontaminata delle Alpi con la profondità del pensiero contemporaneo, Chamois vi aspetta dal 7 al 9 agosto. Mettete nello zaino la curiosità e il desiderio di ascoltare: la montagna ha molto da raccontarci.