Articolo di Roberta Capanni – Ha la forma di un grande uovo preistorico, ma a guardarlo bene potrebbe anche sembrare la silhouette di un’astronave aliena atterrata da un futuro non troppo lontano. In realtà, è un oggetto capace di unire design, tecnologia e l’ancestrale magia delle braci.
Ci sono luoghi capaci di trattenere il tempo, non come un fardello, ma come una linfa segreta che continua a nutrire il presente, e ci sono oggetti capaci di proiettare quel tempo nel futuro. Uno di questi spazi magici è senza dubbio il centro storico di Empoli, dove dal 1898 la famiglia Borgioli, arrivata oggi alla sua quinta generazione, racconta una storia fatta di artigianalità, visione e accoglienza.

Il fuoco della memoria e il design del futuro: le braci del Big Green Egg
L’occasione per toccare con mano questa straordinaria continuità è stata una serata piacevole, che si è svolta mercoledì 10 giugno tra gli arredamenti di design dell’esposizione e la corte rinascimentale dello showroom di Via Chiara 12. Un evento esclusivo che ha saputo fondere l’austera bellezza architettonica del Cinquecento con l’avanguardia del design outdoor, per celebrare un ospite d’eccezione: il Big Green Egg.
Il Big Green Egg, più che un barbecue, una vera e propria icona internazionale della cucina all’aperto. Ma per capire come un oggetto di così alta tecnologia possa dialogare con una corte storica, bisogna fare un passo indietro, alle radici di chi ha ospitato questo incontro.

Una storia empolese lunga cinque generazioni
Nata alla fine dell’Ottocento come tappezzeria artigiana, la Borgioli ha attraversato il Novecento con una resilienza straordinaria. Durante la Grande Guerra, il Comune si affidò a loro per confezionare i berretti e i sacchetti per le munizioni dei soldati al fronte. Poi, negli anni ’60 e ’70, la svolta impressa da Mirro Borgioli, che trasformò la bottega in un moderno concetto di arredamento integrato, ampliando la sede storica di via del Giglio e affiancando alla vendita la progettazione d’interni e la falegnameria.
Oggi, nelle solide mani di Simona e Giovanni Borgioli, e con l’energia dei giovani Duccio Borgioli e Rebecca Mughini, l’azienda dimostra che la storicità si difende solo continuando a guardare avanti. Custodi della qualità ma attenti all’innovazione e all’identità.
Le sale espositive rimandano ad ambienti raffinati, dove l’eleganza e l’originalità dei mobili di design fanno sbiadire in un attimo anni di compromessi domestici. Davanti a tanta armonia, la tentazione è una sola: fare tabula rasa, liberarsi di brugole e mobili in serie per abbracciare una filosofia dell’abitare che non si accontenta più della pura funzionalità, ma pretende l’emozione della qualità. Borgioli Arredamenti fa venire voglia di investire in pezzi che raccontano una storia, capaci di trasformare la casa da semplice contenitore a rifugio di puro piacere visivo e quotidiano.

Quando il fuoco diventa design e convivialità
La spinta all’innovazione propria di questa azienda storica ha portato alla serata del 10 giugno, dove il fuoco è tornato a essere il centro geometrico ed emotivo delle relazioni umane. Centocinquanta ospiti selezionati si sono ritrovati immersi in una scenografia suggestiva, dove il Big Green Egg ha mostrato le sue incredibili virtù.
Evoluzione contemporanea dell’antico kamado (il forno in argilla utilizzato in Asia oltre tremila anni fa) e reinterpretato negli anni ’70 ad Atlanta, questo strumento in ceramica ad alte prestazioni – amato dagli chef stellati di tutto il mondo – permette di grigliare, affumicare, cuocere a vapore e persino sfornare pane e pizza con un controllo millimetrico della temperatura. E i risultati, all’assaggio, si percepiscono tutti.

Un’esperienza sensoriale
La corte del XVI secolo si è trasformata per una notte in un giardino d’eccezione, grazie alle quinte verdi e alle piante ornamentali curate da Giorgio Tesi Group, colosso vivaistico pistoiese. A dare profondità alle pietre cinquecentesche ci ha pensato l’illuminazione architetturale di Ombre 1 (già firma della valorizzazione del David al Piazzale Michelangelo a Firenze), capace di creare un’atmosfera intima e vibrante. In un angolo, a rendere ancora più materico il dialogo tra spazio e creatività, l’artista e interior designer Irina Pantyukhina, fondatrice del progetto Pant Arte, ha dipinto dal vivo un bassorilievo tridimensionale, catturando lo sguardo dei presenti.

L’ immancabile sinfonia dei sapori toscani (e non solo)
Ma ogni grande fuoco esige grandi sapori, e la Borgioli Arredamento ha saputo tessere una trama di collaborazioni d’eccellenza che ha deliziato i palati di chi ha risposto a questo invito.
Il viaggio enogastronomico ha celebrato il territorio partendo dai vini di carattere della Cantina Dainelli di Cerreto Guidi che hanno sposato magnificamente le note fumé delle cotture. Accanto ai calici, la Birra Pagnotta di Francesco “Ciccio” Caputo, la prima birra artigianale al mondo prodotta utilizzando vero Pane di Altamura DOP in fase di bollitura.
Il legame con la tradizione lattiero-casearia è stato garantito dal Caseificio Busti, eccellenza toscana dal 1955, che ha proposto delizie come il Pecorino con polline di castagno e il Frescopecora Bio a caglio vegetale. La pizza, cotta nel kamado, ha esaltato il profumo inconfondibile del pomodoro campano artigianale di Pasta Amore & Caffè, il progetto di Renato Ponsiglione che custodisce l’etica delle piccole produzioni agricole. A chiudere la serata, il rito dell’espresso perfetto, elevato a forma d’arte grazie alle macchine di precisione firmate Rocket Espresso Milano.
Non è stata, dunque, una semplice presentazione di prodotto. È stata la dimostrazione di come il design contemporaneo possa dialogare con la storia, e di come un’azienda familiare possa rimanere, dopo 128 anni, il cuore pulsante della vivacità culturale e commerciale di una città. Il fuoco, nella corte dei Borgioli, continua a bruciare. E scalda il futuro.
Roberta Capanni