Enrico Zoi per la rubrica “A tavola con…” Oggi la rubrica enogastronomica ci porta vicini e lontani, consentendoci di viaggiare come poche volte in precedenza. Questo grazie a Claudio Rocchi 8 (trovate QUI sulla Treccani la sua biografia), cantautore e bassista milanese scomparso a Roma nel giugno del 2013, così come appassionatamente ce lo racconta la sua compagna, la scrittrice e giornalista Susanna Schimperna
Una breve premessa
Ma occorre una breve premessa. Chi nell’adolescenza o da giovane adulto ha vissuto gli anni ’70 non li ha davvero vissuti se non ha incontrato sulla sua strada un musicista come Claudio Rocchi. Perché?
Ma perché un disco come il suo Volo Magico n. 1, pubblicato nel 1971, un long playing, come si diceva allora, di cui sono felice di possedere il vinile d’epoca, è un piccolo grande capolavoro. Ascrivibile al rock progressivo, artisticamente sponsorizzato all’epoca da due che se ne intendevano e se ne intendono, come Renzo Arbore e Carlo Massarini, Volo Magico n. 1 è davvero un volo, è realmente magia, è proprio un number one.

La copertina di Volo Magico n. 1
Tra i suoi brani, ce n’è uno probabilmente più noto degli altri. Si intitola La realtà non esiste. Lo potete ascoltare qui: https://www.youtube.com/watch?v=rXLrSIugmD0&list=RDrXLrSIugmD0&start_radio=1. È un autentico manifesto poetico ed esistenziale di un’anima, la sua e, contemporaneamente, dell’anima dell’universo. È una canzone che in teoria, se assimilata e interiorizzata, dovrebbe – senza annullare le rispettive specificità, anzi valorizzandole – mettere d’accordo tutti: atei e cristiani, buddisti e agnostici, scettici e islamici, induisti e adepti di ogni altra religione o visione del mondo.
La realtà non esiste: il testo.
Merita riportarne il testo: “Quando stai mangiando una mela/Tu e la mela siete parti di Dio/Quando pensi a Dio sei una parte/Di ogni parte e niente è fuori da tutto/Quando vivi tu sei un centro di ruota/E i tuoi raggi sono raggi di vita/Puoi girare solo intorno al tuo perno/O puoi scegliere di correre e andare/Quando dormi tu sei come una stella/E il respiro è come fuori dal tempo/Quando ridi è come il sole sull’acqua/Sai che farne della vita che hai/Quando ami tu ridoni al tuo corpo/Quel che manca per riempire un abbraccio/Quando corri sai esser lepre e lumaca/Se hai deciso di arrivare o restare/Quando pensi stai creando qualcosa/L’illusione è di chiamarla illusione/Quando chiedi tu hai bisogno di dare/Quando hai dato hai realizzato l’amore/Quando gridi la realtà non esiste/Hai deciso di esser Dio e di creare/Quando chiami tutto questo reale/Hai trovato tutto dentro ogni cosa”.
Quanto e fino a dove si può viaggiare partendo da un morso dato a una mela! Quanto si vuole e ovunque…

Claudio e Susanna a cena
La nostra rubrica apre spiragli di consapevolezza ma chi ci legge cerca anche curiosità. Dunque, com’era Claudio Rocchi a tavola?
“Mangiava in un modo particolare – risponde Susanna Schimperna -. È diventato vegetariano quando era molto giovane. Mi raccontò che, una sera, intorno ai vent’anni, tornato a casa, aprì il frigorifero e, davanti all’abbondanza di carne e formaggio, ebbe una sensazione terribile di morte. Come se vedesse la sofferenza. Prese tutto quello che c’era di derivazione animale e lo buttò via.
Poi passò a quanto aveva di pelle – cinture, scarpe – e gli dette fuoco. Così diventò vegetariano tendente al vegano. Tendente perché, quando, a ventisei anni, entrò negli Hare Krishna, di cui poi fu priore, quindi il capo, loro, a Villa Vrindavana [San Casciano Val di Pesa, Firenze], allevavano delle mucche, che non uccidevano, ma tenevano benissimo, libere. Queste mucche davano il latte e le centinaia di persone che vivevano lì lo bevevano”.
Ma la cucina lo appassionava?
“Sì, Claudio ha avuto sempre passione per la cucina e lì cucinava spesso, benché, essendo il capo, non fosse proprio la sua mansione. Lo facevano a turno e ogni tanto ci si metteva anche lui. E si divertiva. Gli piaceva. Tornando alla sua alimentazione, ti ho detto che era vegetariano quasi vegano perché, per esempio, mangiava i formaggi. Non la panna, non la crema, anzi panna e crema lo facevano stare male.
Però ti devo raccontare una cosa. Quando lo conobbi, tra le varie cose che avevo comprato, c’erano un sacco di paste e pasticcini con la crema. Anch’io sono vegetariana da sempre, ma formaggi, crema e panna li mangio. Claudio provò ad assaggiare quei dolci, ma stette male: per due pasticcini piccoli piccoli ebbe una nausea terribile. Poi, piano piano, continuando a seguirmi, non è più stato male con la crema e con la panna!”.

Le melanzane e la discordia. Le idee di Rocchi sul cibo.
“Aveva idee molto curiose sul cibo. Una era: niente melanzane. Secondo alcuni antichi testi, le melanzane mettono discordia. Quindi, tu mangi le melanzane e litighi con chi hai intorno. Poi odiava profondamente la menta.
Una volta disse che, se doveva immaginarsi l’inferno, pensava a una caduta in un cespuglio di menta. Stesso odio provava verso l’anice. Un disgusto pari a quello che ho io per il fegato. Non mangiava nemmeno i funghi. Gli facevano impressione. Gli sembravano pezzi di carne. In realtà, in seguito, mi confessò che non voleva melanzane e funghi perché proprio non gli andavano come sapore. Tornando ad anice e menta, mi viene in mente una cosa.
Tre settimane prima di morire, Claudio fu visitato in ospedale da un bravissimo medico, Claudio Colombo, che era anche il medico personale di Franco Battiato, che non aveva percepito quanto stesse davvero male Claudio, nonostante lo avesse visto con le stampelle. Claudio non andava in giro a dire di essere malato. Aveva detto di essersi rotto il femore e l’acetabolo, tutte cose, del resto, assolutamente vere, ma dietro c’era il tumore alle ossa. Questo medico che lo visitò vide tutte le analisi, vide lui, e gli disse di tenersi lontano dall’anice e dalla menta! E questo senza che lui gli avesse detto che le odiava di un odio profondo.
A volte, su certe cose, noi pensiamo che ci siano fattori psicologici (va anche un po’ di moda), invece certi gusti o disgusti, piaceri e dispiaceri, derivano da una conoscenza istintiva del nostro corpo e di quello che ci serve veramente. Magari la medicina non l’ha dimostrato scientificamente, ma è perché sono strade queste che alla medicina non interessano. È però un dato di fatto che, se tu ascolti il tuo corpo, certe cose non ti piacciono. Ci sarà un motivo. Non sarà sempre il trauma infantile della mamma che ti obbligava a mangiare quell’alimento!”.

Susanna e Claudio a una cena
Tornando all’attività culinaria di Claudio…
“Sì, a Claudio piaceva molto cucinare per gli altri. Chiaramente piatti vegetariani, anzi vegani. Erano un po’ dei pastrocchi, in cui si mischiavano legumi, cereali e vegetali vari. Questa era la base. Raramente usava dei formaggi, ma lì intervenivo molto di più io! Però erano molto buoni.
Mi ricordo una volta, in Calabria, quando stava già male e aveva le stampelle, organizzò una cena per quaranta/cinquanta persone con una naturalezza incredibile. Non volle nessuno in cucina e mise insieme una cosa divina, con sei o sette portate. Pensa te, in Calabria, dove sono più o meno tutti supercarnivori. Invece, tutti apprezzarono moltissimo, perché non erano pietanze banali, tipo l’insalatina.

Claudio con Gianni Maroccolo
Quando si andava al ristorante, e lo si faceva spesso, Claudio restava male quando diceva ‘Io sono vegetariano. Che pasta mi può fare?’ e, dieci volte su dieci, si sentiva rispondere ‘Una bella pasta con il pesto!’. Per lui era una cosa insopportabile. Sembrava che ci fosse solo il pesto. Una volta, a Fiumicino, al ristorante, bloccò un cameriere che aveva un’aria molto simpatica per spiegargli delle cose esoteriche e filosofiche sul pesto e sul prezzemolo e per chiedergli di sostituire il pesto con abbondante prezzemolo.
E tutto descrivendo significati e simbolismi. Quando il cameriere si allontanò, dissi a Claudio: ‘Ma poveretto, l’hai completamente stordito’. E lui: ‘Stai scherzando? Guarda che era attentissimo. Ha capito perfettamente. Annuiva su tutto’. Claudio odiava le scommesse, quindi non facemmo una scommessa, però, al ritorno del cameriere, gli dissi: ‘Mi dica la verità, guardi, non succede niente. Lei era veramente d’accordo su tutti i discorsi che le ha fatto prima lui? Ha capito tutto ed era pure d’accordo?’. ‘No – rispose -. Io faccio quello che vuole il cliente. Dico sempre si sì’. Fu una débâcle terribile per Claudio.
Gli capitava: lui pensava che gli altri lo comprendessero sempre, ma non era così. Per chi, al contrario, lo capiva, diventava una sorta di Dio, un grande saggio a cui ricorrere e chiedere tutto. Tuttora, a quasi tredici anni dalla scomparsa, ci sono sulle cento/centocinquanta persone che vengono a chiedere consiglio a me (sulla dieta da seguire, se divorziare o no, se lasciare o meno il lavoro), non in quanto Susanna Schimperna, ma come presunta detentrice del verbo rocchiano! È impressionante. Io dico che non mi ispira, non lo sogno, non so sempre che cosa avrebbe detto, eppure… io a quel punto comunque rispondo. Se si fidano…”.
Però è un segnale della fiducia che le persone riponevano in lui.
“Certo. Ho visto persone atee che lo ascoltavano. Una volta, in ospedale, aveva come vicino di letto un signore abbastanza giovane, disperato perché gli avevano scoperto un tumore maligno e molto aggressivo. La moglie mi riconobbe in quanto lettrice dei miei libri. Una fan, insomma, anche in tv. Io lasciai l’ospedale, poi ritornai la sera e trovai un’altra persona. Quell’uomo era sereno, con un colorito roseo. Tornò anche la moglie e restò sconvolta pure lei dal cambiamento del marito. Pensava che gli avessero dato una botta di droga. Invece lui aveva parlato con Claudio.
Lo chiamò ‘l’amico mio’. È un ricordo che mi fa piangere anche ora. Disse che Claudio gli aveva spiegato che doveva immaginare la lotta dei buoni (le difese immunitarie) contro i cattivi e che ora stava benissimo. Si sentiva sereno e in pace indipendentemente da come sarebbe finita. Seppi poi dalla moglie che era morto pochi mesi dopo, ma tranquillo e sicuro di trovare di là un’altra vita. Io stessa, che sono convinta che dopo la morte non ci sia niente, quando Claudio mi descriveva l’aldilà, pensavo:
‘Se lo dice lui’. Claudio sarebbe stato un meraviglioso truffatore. Pure un leader politico. Beh, degli Hare Krishna effettivamente fu il capo. La sua conoscenza, ciò che faceva per gli altri, anche sconosciuti, però, per lui era e doveva essere assolutamente gratis. E un’ulteriore sua idea era che bisognasse lasciare un qualunque luogo in cui siamo stati in condizioni migliori di come lo abbiamo trovato”.

Claudio a tavola con Franco Loffreda
Tornando alla tavola, Claudio beveva vino, birra e simili?
“Nei quindici anni di Hare Krishna no, perché era proibito tutto: non solo l’alcool, anche il tè e il caffè, qualunque cosa contenesse un minimo di eccitante. Appena uscito da quella esperienza, il ricordo più bello che aveva era aver bevuto una birra belga. Claudio beveva ogni tanto, quando era in compagnia: birre e vini buonissimi. Tra i suoi preferiti, c’erano, per le birre, la Ichnusa, d’altronde lui viveva in Sardegna, quindi…
Poi gli piaceva moltissimo un vino siciliano che abbiamo scoperto insieme e che si chiama Nozze d’Oro, con il quale ci siamo ubriacati un paio di volte. Pensa che io sono astemia, però ogni tanto mi piace ubriacarmi! Una volta fu molto divertente. Eravamo in traghetto, diretti in Sardegna. Questa sbronza ci fece litigare come pazzi. In realtà, io litigavo e lui mi sopportava, fermissimo nelle sue opinioni. E più era fermo e più mi arrabbiavo. Arrivammo all’alba in Sardegna senza aver dormito nessuno dei due, con io che insistevo: ‘Voglio tornare a casa, mettimi subito su una nave o su un aereo!’.
Sai l’argomento? Tu immagina due su un traghetto, due che si amano moltissimo e stanno insieme che, una volta ubriachi, si mettono a litigare sul ‘Tutto’. Eravamo partiti dall’ologramma del grande fisico David Bohm. Si fece una lite di sei/sette ore! Una seconda volta, invece, a Bologna, avevamo bevuto con lo scopo di ubriacarci. Entrammo in una libreria piena di libri miei, uno che era appena uscito, c’erano le pile delle copie per terra. Era un libro di astrologia. Ci mettemmo a parlare con la libraia e lei capì che io ero l’autrice. La signora prese una copia e mi chiese una dedica.

Claudio e Susanna al compleanno di Fabio Sanna
Claudio, invece, iniziò a dire che, al posto della dedica, le avrei dovuto fare l’oroscopo personale. ‘Stai scherzando?’, gli dissi. Mi ci sarebbe voluta una settimana. Ma lui si impuntò. Ne venne fuori una cosa spiacevolissima. La libraia era superimbarazzata e io superarrabbiata. Qualche a volta a Claudio prendeva così. Tornando alle bevande, odiava quelle che prendevo io, tipo la Coca-Cola Zero. A lui piaceva il lassi, ovvero un mix di yogurt (dahi), acqua, spezie e volendo la frutta , una ciofeca inverosimile che secondo lui era fantastica e faceva bene a tutto. Era poi convinto che lo zenzero e il limone facessero tornare la voce.
E lui si curava abbastanza con intrugli naturali che si preparava da sé. Non andava in erboristeria perché sosteneva che, quando poi le erbe si sono seccate, non valgono più. Bisognava comprare i prodotti freschi e mangiarli o berli subito. Allora, questo intruglio di limone e zenzero frullati insieme, per me disgustoso perché io detesto lo zenzero, me lo dette per farmi tornare la voce una volta che ero totalmente afona. E facendo radio la voce mi ci voleva. Ecco, la situazione, anziché migliorare, peggiorò, perché mi irritai la gola.

Claudio e Susanna in un fotomontaggio opera dello stesso Claudio
Il principio era quello che dicevo prima: se a me lo zenzero non piace, non mi può fare bene. E Claudio diceva: ‘Ma no, ti piace, sei tu che hai dei pregiudizi’. ‘A te non piace la menta, a me non piace lo zenzero’. ‘Non può essere’, diceva. Ogni tanto, poi, facevamo insieme una dieta di due giorni solo di pezzi di frutta bollita: mele e pere. In più le prugne cotte, un sacco di uvetta, chiodi di garofano e zucchero. Questa cosa qui bolliva, bolliva e bolliva. Chiaramente veniva un sacco di sughetto. Ne mangiavamo in quantità.
Devo dire che è una dieta depurativa e disintossicante. Ormai vado a ruota libera sui ricordi: gli piacevano i datteri e il miele. Dolcificava con il miele: niente zucchero raffinato. Zucchero di canna o miele. Il caffè? Beveva quello tipo americano: un caffè normale, in una tazza grande, con tanta acqua bollente. Non rammento di averlo mai visto prendere un espresso. Una volta, in aeroporto, ci fu una discussione infinita perché il barista gli disse che, se doveva aggiungere l’acqua bollente, Claudio avrebbe dovuto pagare di più. Naturalmente ne nacque, appunto, una delle sue discussioni infinite. Però l’ebbe vinta lui. Come sempre”.

Susanna Schimperna Foto di Marinetta Saglio