Articolo di Enrico Zoi per la Rubrica “A tavola con…  – Questo mese “A tavola con…” entra in casa Verdone. Luca Verdone ci racconta infatti com’era a tavola suo padre Mario, grande critico e storico del cinema e del teatro, nato ad Alessandria nel 1917 (ma cresciuto a Siena) e scomparso a Roma nel 2009.

A lui Luca Verdone, attore e regista, ha dedicato un bel documentario, Mario Verdone: il critico viaggiatore, che abbiamo avuto modo di apprezzare a settembre a Firenze, in occasione dello Stenterello Film Festival di Andrea Muzzi e Gianmarco Nucciotti.

Un’ottima forchetta

“Mio padre Mario – rivela Luca Verdone – era molto appassionato di cucina, nel senso che era un’ottima forchetta! Era abbastanza vorace a tavola. Non aveva gusti troppo sofisticati. Assaggiava qualunque cosa, però aveva una predilezione per la cucina toscana. Per quanto riguarda il vino, invece, era proprio astemio. Questa è una cosa abbastanza strana”.

Cosa apprezzava in particolare fra i piatti toscani?

“La carne alla brace e le bistecche. La cacciagione non tanto: la prendeva solo quando andava al ristorante, anche perché in casa nessuno gliela cucinava. Amava pure le cotolette e gli involtini con i piselli, che gli preparava Novilia, la sua collaboratrice domestica, senese. Io fin da bambino, tra lei e i gusti di mio padre, sono cresciuto proprio in piena cucina toscana”.

Vista questa ‘senesità’, gli piacevano i dolci senesi?

“Sì, tantissimo: il panforte, il pan pepato, i ricciarelli. Erano tradizioni consolidate a casa nostra”.

Ma lui cucinava qualche volta?

“No, era incapace totalmente di cucinare, anzi faceva dei pasticci! Ogni tanto ci provava, ma era uno di quegli uomini, sai, di penna e carta. Era nato per la scrivania, non c’era niente da fare”.

Aveva un suo ristorante preferito o più di uno?

“A Siena c’era Mugolone, che era il nostro punto di partenza. Ci andavamo sempre anche con la zia di mio padre. Cucina ottima: ricordo la famosa costata alla Mugolone, un bel pezzo di costata con una salsa a base di verbena e altri ingredienti scelti da loro. A Roma c’era una serie di ristoranti che negli anni ’50/’60 frequentavamo abbastanza, ma erano quelli soliti, centrali, tipo La Piccola Cuccagna a Piazza Navona o La Carbonara a Campo de’ Fiori”.

Tornando fra le mura domestiche, com’era un pranzo o una cena a casa Verdone?

“Era in un alveo piuttosto formale, perché mia madre Rossana ci teneva. Bisognava essere molto puntuali: il pranzo era sempre intorno all’una e mezzo (alle due e mezzo se tornavamo tardi da scuola). Erano appuntamenti comunque ben codificati. Poi c’era questa colf senese straordinaria, che cucinava in maniera divina. Addirittura, quando c’erano pranzi dei miei genitori con alcuni personaggi importanti, lei era proprio delegata alla scelta dei cibi, però con la supervisione di mia madre.

Carlo Luca e Silvia Verdone

Da noi venivano, per esempio, tra i registi Vittorio De Sica, Federico Fellini o Franco Zeffirelli, tra gli artisti Corrado Cagli o Piero Sadun, senese pure lui e amico di infanzia di mio padre. Qualche volta è venuto anche Mino Maccari, che abitava e aveva lo studio dalle parti di Via del Corso e Piazza Augusto Imperatore. Erano veramente tanti e bisognava organizzare bene le cose. Mia madre Rossana possedeva un ottimo senso dell’organizzazione e si faceva aiutare da questa colf di Siena della Contrada del Bruco”.

Invece, i pranzi o le cene di Natale e Pasqua come avvenivano?

“Erano pure sempre molto ben organizzati anche nella forma, perché pure qui mia madre ci teneva. Si invitavano poche persone. Il cenone della vigilia di Natale era in genere per i familiari. Il menu prevedeva i ravioli al pomodoro e poi il pesce. Il giorno dopo a pranzo si proseguiva con il menu della sera precedente. Di solito era pesce arrosto o pesce alla maionese, tipo le orate”.

La locandina del documentario Mario Verdone il critico viaggiatore

Chi era il più mangione a casa Verdone?

“Sicuramente mio padre, però anch’io non scherzavo! E la mia pancia lo dimostra chiaramente. Mio fratello, invece, era ed è molto più parco nel consumo dei cibi”.

Tuo padre è una persona che ha viaggiato…

“Moltissimo!”.

Viaggiando, si è trovato ad assaggiare cucine che non fossero quelle predilette?

“Mio padre era talmente curioso che non rifiutava mai di mangiare i cibi pure dei Paesi più lontani, come l’India o il Giappone, quelle cucine molto elaborate. Però, quando andò in Iran con mio fratello nei primissimi anni ’70, ai tempi dello Scià di Persia, probabilmente per colpa del cibo ebbe un problema serio: si prese un mezzo colera e fu velocemente rimpatriato in Italia. Eppure, non rifiutava niente: mangiava sempre i piatti tipici che gli offrivano. Un tipo curioso, appunto”.

 

Le immagini per questa intervista sono state fornite al giornale da Enrico Zoi