Articolo di Enrico Zoi per la Rubrica “A tavola con…” – Se esiste un essere spaventoso che negli ultimi decenni ha visto un successo editorialcinetelevisivo crescente e duraturo, questo è sicuramente lo Zombie, il morto vivente, il mangiatore di cervelli (e non solo): terrorizzante per l’aspetto (con qualche eccezione) e per il comportamento, ma anche per le paure e per i significati simbolici e metaforici che le sue azioni risvegliano negli occhi e nelle menti degli umani.
Ci sono film come La notte dei morti viventi (1968) e Zombi (1978), entrambi del maestro del genere George A. Romero. Ci sono serie televisive anche epocali quali, fra le tante, The Walking Dead, derivata da un grande fumetto e conclusasi dopo undici stagioni, ma ancora viva e vegeta in diversi spinoff. Ci sono libri di grande successo, come quelli di Max Brooks o di J.L. Bourne. C’è, insomma, una cultura zombie che attraversa costantemente il nostro immaginario collettivo.

Massimo Blaco
La cultura zombie vista dall’attore/cantautore Massimo Blaco
Una delle caratteristiche degli zombies è la fame aggressiva di cervelli o di altre parti del corpo delle persone (ma non disdegnano gli animali). Perché quindi non dedicare loro una puntata della rubrica ‘A tavola con…’? L’esperto di turno è l’amico attore e cantautore Massimo Blaco, che ci delizierà al riguardo!
Perché piacciono gli zombi e perché piacciono a te?
“Non ho una risposta precisa, ma, fra gli esseri nati da leggende, favole gotiche, racconti folkloristici, film e racconti horror, tipo vampiri, mummie viventi, fantasmi, licantropi e compagnia mostruosa, vedo in quelle membra dal lento incedere disarticolato qualcosa di atavico e misterioso”.
Come fanno a risorgere?
“Dipende…può essere una macchina per pesticidi a dare il via alla resurrezione e al contagio (Non si deve profanare il sonno dei morti, 1974, Jorge Grau), o un satellite tornato da Venere (La notte dei morti viventi), un composto chimico custodito in una valigetta che esplode con l’aereo che lo trasporta diffondendosi nell’aria (Incubo sulla città contaminata, 1972, Umberto Lenzi) o anche un qualche maleficio secolare che si manifesta al momento predetto (Paura nella città dei morti viventi, 1980, Lucio Fulci)”.
E quando i morti risorgono come zombies cosa accade?
“Ovviamente non hanno coscienza, ma sicuramente sono affamati!”.
E di cosa?
“Lo zombie classico romeriano predilige la grigliata umana mista (previo fortuito incendio), comprendente polpaccio in crosta, rosticciana di torace e gli immancabili turcinieddi di frattaglie, capocollo al morso a sorpresa (preferito dai parenti), lampredotto d’intestino tiepido, da consumare in compagnia tanto ce n’è per tutti! Fra gli zombie italiani ed europei, va molto forte invece la ‘crozza a lu morsu’, che viene consumata dando un bel morso sul cranio del malcapitato fino a fare uscire il prelibato cervello in guazzetto: da intenditori!

La notte dei morti viventi, George A. Romero, 1968
In generale, comunque, la cucina zombesca si fonda sul principio del chilometro zero, cioè si consuma sul posto immediatamente e senza lasciare inutili avanzi. Con l’eccezione degli zombies spagnoli (quelli della serie di film avviata da Le tombe dei resuscitati ciechi, 1971, Amando De Ossorio), rappresentati da una élite di monaci templari, accecati, uccisi e poi messi al rogo: nelle notti in cui risorgono vanno a caccia di prede umane (di solito procaci donzelle), basandosi su udito e olfatto, ma sono degli spreconi perché si limitano solo all’assaggio e si vantano pure di essere dei veri sommelier!”.

Ma, oltre alla divisione fra zombies lenti e zombies veloci (due autentiche scuole di pensiero!), ci sono altre differenze?
“Il discorso sarebbe molto lungo. Diciamo, in ogni caso, che ci sono delle differenze sostanziali: il vampiro, lo zombie e il revenant o ghoul sono morti viventi, mentre invece gli infetti sono dei vivi morenti che, con il morso subito, si guadagnano un super contagio di rabbia e corrono felici e sbavanti, come centometristi per accaparrarsi il podio della Contagion Marathon, dove ‘l’importante è masticare’”!

The Walking Dead
Chiudiamo con tre diverse osservazioni, utili ad approfondire l’argomento e magari anche a farci due risate sopra.
La prima è la citazione della serie tv iZombie (2015-2019), in cui gli zombies si trasformano (non di molto) quando hanno fame e si cibano solo di cervelli, riuscendo a realizzare, con il loro ingrediente preferito, alcuni manicaretti anche gradevoli alla vista! Tra l’altro, in questa serie di successo, zombies e non zombies in qualche modo convivono.
La seconda osservazione è un consiglio di lettura, il saggio che affronta il tema dei ritornanti dalla morte in tutte le salse, in tutte le discipline e in tutte le epoche dell’umanità: Zombie Walk, di Gianmaria Contro, pubblicato nel 2018.
La terza è veramente un gioco! Massimo Blaco e il sottoscritto Enrico Zoi (come si vede nella foto) hanno anche interpretato il ruolo di due zombies nel simpatico videoclip del comune amico regista Luca Elmi. Il corto musicale, une reinterpretazione della canzone Sway di Dean Martin, si intitola Luke vs. Zombies, risale al 2022 e, se lo volete vedere, potete trovarlo a questo link: QUI

Massimo Blaco e Enrico Zoi nel videoclip Luke vs. Zombies di Luca Elmi