Articolo di Enrico Zoi per la Rubrica “A tavola con…” – Prosegue il nostro viaggio di ricordi enogastronomici dei personaggi che hanno accompagnato negli anni la nostra vita come una colonna sonora. Oggi siamo con Eleonora Di Martino, figlia di Marisa Sannia, cantante, cantautrice e attrice di Iglesias, nata nel 1947 e scomparsa a Cagliari nel 2008.
Una carriera artistica cominciata “negli anni ’60 come cantante, interpretando brani di musica pop d’autore, e come attrice, per poi iniziare una ricerca artistica che la portò a diventare cantautrice sia in italiano che in lingua sarda e, a fine carriera, anche in spagnolo” (dal sito www.marisasannia.com).
“Mamma, da ragazza, quanto cantava, era sempre piena di impegni e penso che mangiasse tramezzini o poco altro! – esordisce Eleonora Di Martino – Però è sempre stata un’ottima cuoca. Quando ero bambina, ricordo che cucinava durante la settimana, perché papà lavorava. Le piaceva proprio tanto. Faceva molte ricette, aveva libri di tutti i tipi, in primis di cucina francese, poi spagnola, ma un po’ di tutto! Da ogni viaggio tornava con un bagaglio di conoscenze in più, metteva insieme le ricette e, quando a casa c’erano gli amici che lei amava intrattenere specialmente a Roma, preparava pietanze ricercate e leggere. Con il tempo, sui quarant’anni, mamma era diventata completamente vegetariana – non vegana – , per tenerezza verso gli animali. Aveva eliminato infatti soprattutto la carne, anche i formaggi ma più che altro per una questione digestiva. Però, per me e papà, continuava a cucinare carne, e le veniva proprio bene!”.

Marina Sannia i ricordi della figlia.
Ricorda qualche piatto in particolare?
“Mamma cucinava ogni volta qualcosa di diverso, non aveva pietanze ‘di battaglia’. Però per noi faceva spesso il boeuf bourguignon. A Natale preparava sempre i voulevant con ripieno di funghi, oppure tante paste con verdure, ma anche semplicemente con il sugo di pomodoro. Si mangiava pure molto pesce, ma era più papà. Lei qualche filetto di merluzzo, ma per il pesce ci voleva papà nel fine settimana. Nelle cene con gli amici, lei cucinava piatti medioorientali quando ancora non erano di moda, cioè negli anni ’80/’90, un’epoca in cui in Italia non si parlava molto di cibo straniero. Come antipasto, faceva anche le tartine o i tomini con sopra la pera, magari non particolarmente leggeri! E poi hummus di ceci o passata di fave con sopra le melanzane fritte. Molte pietanze di verdure, anche perché qualche altro amico era vegetariano”.
Mi sta descrivendo una persona che dedicava tempo e passione alla cucina…
“Sì, sì, specialmente quando era a Cagliari, lavorava e scriveva le sue cose, poi era sempre in cucina a preparare cose buone per noi. Non era la ‘classica’ mamma ‘tutti i giorni pasta e carne’. Aveva tanta fantasia: ogni giorno c’era qualcosa di nuovo, di ricercato. Aveva molti appunti di ricette, magari copiate da rubriche varie”.

Queste cene che preparava con cosa le accompagnava?
“Mamma beveva il vino, ma non era tanto esperta. Erano più gli altri o papà, lei giusto un bicchiere”.
E quali erano i piatti che più amava mangiare?
“La pasta. La pasta le piaceva proprio tanto. Però provava tutto. Anche nei viaggi, non aveva gusti particolari, a parte l’essere vegetariana. Le piacevano molto i dolci. Non ne preparava parecchi, perché se no li avrebbe mangiati! I suoi preferiti erano i savoiardi, quelli sardi però, che sono un po’ più ‘cicciotti’ e morbidi e si usano per fare il tiramisù. Un suo piatto forte che tutti le chiedevano era la zuppa inglese: faceva una crema ottima, poi i savoiardi e credo l’alchermes. La frase classica in famiglia era: ‘Marisa, la fai la zuppa inglese?’”.
E per le cene o i pranzi di Natale o Pasqua?
“In quei casi, i piatti forti di carne e pesce li faceva più papà. Lei si dedicava agli antipastini, dalle tartine alle verdure saltate con curcuma o spezie particolari”.
Parliamo allora di papà!
“Mio padre invece aveva un approccio più riflessivo verso il cibo. Dopo la scomparsa di mamma, scrisse anche tre libri, pubblicati solo per cari amici con ricette di casa e aneddoti di vita interessanti e pensieri sulla cucina. Ci sono ricordi di ricette sue quando era giovane, bambino. Cose semplici del tipo ‘come fare un uovo alla coque’. Ma erano più che altro testi di riflessione sul cucinare e sul cuocere. Li distingueva perché se cuoci non ci metti il cuore e lo fai per nutrirti, mentre se cucini scegli gli ingredienti e le materie prime e curi come mettere tutto insieme”.
Un aneddoto?
“Direi che è divertente pensare come la Marisa degli anni ’60, questa ragazza filiforme, che mangiava poco – solo caramelle, Coca Cola e tramezzini – , abbia poi sviluppato la voglia di cucinare e di fare ricerca. E poi nella sua carriera artistica come nella gastronomia: partita da uno stile commerciale, è andata poi a riflettere e a creare qualcosa di più profondo”.
I viaggi: come viveva questa dimensione?
“Ha girato molto, sia per lavoro, sia per piacere. Come famiglia, abbiamo fatto viaggi lunghi in macchina, d’estate, quindi c’era più tempo per conoscere luoghi come Grecia, Spagna, Francia, un po’ tutto il continente. Con papà partiva per lunghi weekend alla scoperta di arte e cultura, sempre in Europa. È venuta spesso in Inghilterra, ma non le piaceva molto. Venivano più spesso a trovarmi quando vivevo a New York, città che le piaceva tanto: andavamo in tutti i ristorantini a fare in brunch. Londra no: saranno venuti da me un paio di volte! Non piaceva a nessuno dei due. Altri viaggi? Neanche il Giappone era rimasto loro impresso quando c’erano andati, diversamente da me!”.
Un tuo ritratto di lei?
“Era dolcissima, empatica, carina, aperta a tutti, ma pure determinata, sicura di quello che voleva e non si faceva scavalcare, sapeva farsi ascoltare. Tenace e dolce. Anche in quelle cene con gli amici era sempre
Preparava la tavola con attenzione: teneva tanto alla presentazione dei cibi”.
Per saperne di più: www.marisasannia.com, sito creato dall’Associazione Culturale Marisa Sannia, Musica e Poesia, fondata proprio dalla figlia e dal marito dell’artista Mauro Di Martino.