Diaccia Botrona e Maremma. Maremma e Diaccia Botrona. Ci sono luoghi che hanno una magia tutta loro, per alcuni terre di passaggio, per altri terre amate ma “amare”.  Terre che ti lasciano dentro una “certa nostalgia”, che ti richiamano a sé come sirene dal canto ammaliatore.  Maremma un tempo  l’incontro tra terra e mare, paludosa, malsana, malinconica. Oggi  bella da prenderti il cuore, fa farti sentire sulla pelle la natura in qualche caso ancora selvaggia che ti riporta indietro nel tempo. la maremma non si dimentica. Mai. Un lembo di terra costiera affacciata sul mar Tirreno tra Livorno e l’Alto Lazio.
La Maremma propriamente detta è quella grossetana: tra il Golfo di Follonica fino al promontorio dell’Argentario. Dante nella sua Divina Commedia ne identificava i confini tra “Cecina e Corneto”  cioè Tarquinia. Fagli Etruschi ai Lorena fino alle nuove amministrazioni la maremma è stata considerata un po’ una terra di confine. Con tutti i pregi e i difetti. 

Maremma Alberese foto di Roberta Capanni

È interessante leggere la storia di questo territorio dove già gli Etruschi misero radici, capirne le trasformazioni, i movimenti di popolazione, l’abbandono e la rinascita. Furono le bonifiche iniziate con i Lorena e portate avanti negli anni del fascismo a restituire a queste terre tutta la loro potenzialità e dignità. la maremma non si può “visitare”, la si deve vivere. Oggi il mio ricordo va all’esperienza della Diaccia Botrona che per chi vive di immaginazione e unisce le epoche “visivamente” è un autentico viaggio nel viaggio.

Diaccia Botrona foto di Roberta Capanni

La Diaccia Botrona: un salto nel tempo

Grandi ingegnieri si cimentarono nella bonifica  come possiamo ben vedere vicino a Castiglion della Pescaia presso la Riserva Diaccia Botrona dove ancora oggi l’opera idraulica di Leonardo Ximenes ci racconta una storia fatta di incontro di acque dolci provenienti dalla terra e l’acqua salata del mare. Visitare casa Ximenes a  Castiglione della Pescaia è d’obbligo.Eppure tanti “villeggianti” fino a poco tempo fa  non ne conoscevano  nemmeno l’esitenza. 

Diaccia Botrona, nome insolito, ma potrebbe stare per “acqua diaccia”, cioè acqua fredda in toscano visto che era “grande fossa di acqua fredda” Oggi grazie al nuovo sentire la Diaccia Botrona è diventata un’area potetta. Si estende su una superficie di 1.273 ettari tra Castiglione della Pescaia e Grosseto a ridosso della Pineta del Tombolo, infatti rappresenta l’ultimo lembo del Padule di Castiglione della Pescaia.
La Diaccia Botrona è ciò che resta  del Lago Prile o Lago Preglio, un grande  bacino lacustre, che è stato quasi interamente prosciugato a seguito delle grandi opere di bonifica iniziate dai Lorena nel Settecento attraverso lavori di canalizzazione delle acque per eliminare definitivamente la malaria. 

Con i barchini  per le vie d’acqua


Fare un’esperienza con i barchini o passeggiando in questo luogo permette di vedere una flora e una fauna di territorio. Olmi, salici, tamerici e pioppo bianco, ciò che resta della cannuccia di palude (Phragmites australis), una pianta erbacea perenne della famiglia delle Poaceae  che originariamente copriva l’intera estensione della palude.  Oggi molto presente è la salicornia (detta anche asparago di mare) e il limonio. Il consiglio è di provare ad assaggiare un filo di salicornia: salata e gustosa!
Qui si vedono oche selvatiche, anatre, aironi bianchi maggiori, gru, falchi pescatori e albanelle reali ma anche aironi bianchi maggiori, gru, falchi pescatori e albanelle reali,  nidificano cavaliere d’Italia e occhione.
Presenti tante specie ittiche pregiate l’anguilla, la spigola, varie specie di muggini e la sogliola e diversi rettili la testuggine, biacco, cervone, biscia dal collare, ramarro, orbettino. Motivo di protezione speciale della zona è la presenza di molte specie di anfibi come la raganella, la rana verde minore e il rospo smeraldino.

 

 Isola Clodia e Casa Ximenes

nella riserva il passaggio dell’uomo è evidenziato da testimonianze di epoca romana e dai resti medievali dell’Abbazia di San Pancrazio al Fango. Vicino all’abitato di Castiglione della Pescaia c’è la settecentesca  casa Ximenes detta anche casa rossa. Fatta costruire da Leonardo Ximenes per i lavori di bonifica voluti dai Lorena, oggi è Centro Visite, e all’interno mostra le strutture e gli ingranaggi in parte ancora oggi utilizzati. Ci si perde nei racconti mentre si respira l’aria tra il dolce e il salmastro che la confluenza di acque dolci e salate regalano.

Foto di Roberta Capanni

La Maremma di oggi

la Maremma di oggi è accoglienza turistica per ogni possibilità. Tra le bellezze e la natura della costa e quelle interne vi accorgerete che per vedere qualcosa ci vuole tempo. La Maremma richiede tempo, spirito di conoscenza, antenne per percepire la sua magia. E non è solo un modo di dire.  Assaggiare la Maremma in ogni senso e con ogni senso vuol dire gustare i suoi piatti e i suoi vini. Un approccio da non fare alla leggera perchè ricco di storia e passione. Accoglienza turistica e produzione di qualità.  Dai formaggi come il pecorino “ Amico del cuore”, e il pecorino a “latte crudo”, al biscotto salato di Roccalbegna, alla macchiaiola Amiatina razza di maiali tra i più antichi d’Italia oggi recuperata grazie al progetto Vagal.  Potenzialità di un territorio fatto di prodotti unici che vanno salvaguardati perché la Maremma non sia solo terra di “vacanza”.

Roberta Capanni