C’è un filo rosso, anzi color rubino, che lega la storia di Montalcino alla famiglia Lisini. È un filo che non si è mai spezzato, neppure quando la mezzadria finiva e le sirene delle città ammaliarono molti agricoltori durante il boom economico. In quel momento cruciale, Elina Lisini scelse la terra, scommettendo su quei filari di Sangiovese che oggi sono leggenda.

Oggi, l’Azienda Lisini aggiunge un nuovo, prezioso capitolo a questo racconto centenario: nasce Poggio Severo, un Brunello di Montalcino DOCG che fa della “misura” e della verticalità la sua bandiera.

Un Brunello tra i boschi: l’anima di Poggio Severo

Presentato ufficialmente il 10 gennaio, Poggio Severo 2021 non è solo “un vino in più” in una gamma già prestigiosa. È un’espressione diversa del terroir di Sant’Angelo in Colle. Se il celebre Ugolaia nasce su un assolato pianoro a 350 metri slm, Poggio Severo sale più in alto, sfiorando i 520 metri.

Qui, su due piccoli ettari circondati dal bosco e accarezzati da un’esposizione a sud-est, il Sangiovese respira un’aria più fresca. Il risultato? Un vino che nel calice racconta la mineralità del terreno (argilla, sabbia e calcare) e la freschezza della collina alta. Una produzione limitatissima — appena 2.666 bottiglie numerate — pensata per chi sa aspettare il tempo del vino.

Tradizione e sguardi d’autore

In cantina, il lavoro è una staffetta di saperi. Carlo Lisini Baldi, insieme ai fratelli e ai cugini, continua la strada tracciata negli anni ’30 dal nonno Lodovico. Un percorso nobilitato in passato dalla mano di Giulio Gambelli e oggi portato avanti dall’enologo Alessandro Margioni insieme a Paolo Salvi.

“Il segreto è nel rispetto del tempo”, sembrano sussurrare queste bottiglie. Poggio Severo segue l’affinamento classico dei Brunello Lisini: quattro anni in cantina, di cui tre passati nel silenzio del rovere di Slavonia. Un tocco di cemento e sei mesi di bottiglia (due in più rispetto al disciplinare) completano l’opera.

Note di degustazione: austerità ed eleganza

All’assaggio, l’annata 2021 rivela una personalità vibrante. Al naso non è il legno a dominare, ma una sinfonia di cedro e arancia sanguinella. Note agrumate che ritroviamo in bocca, dove il vino si mostra austero, quasi ritroso, tipico dei grandi rossi d’altura. È un Brunello giovane, con tannini ben bilanciati da una spiccata acidità, che chiede ancora un po’ di pazienza in vetro per svelare tutta la sua complessità.

Una storia di resistenza e visione

Leggere l’etichetta di Poggio Severo significa anche rendere omaggio a una famiglia che ha fatto la storia del Brunello. Dal matrimonio tra Francesca Clementi e l’avvocato Lodovico Lisini nel 1846, fino alla fondazione del Consorzio nel 1967, la famiglia ha saputo cavalcare i secoli senza mai perdere la propria identità.

Dall’antifascismo del nonno Lodovico, che trovò rifugio tra le vigne, alla caparbietà della zia Elina, ogni sorso di questo vino porta con sé il peso (e la bellezza) di una scelta di campo. Con l’ingresso dei cugini Alessandro, Caterina e Benedetta, l’Azienda Lisini conferma che la qualità non è un traguardo, ma un’eredità da coltivare ogni giorno, tra i 27 ettari di vigneto e gli oliveti secolari che guardano verso l’Amiata.

Poggio Severo è qui: un Brunello che non grida, ma sussurra l’eleganza della terra toscana più autentica.