Voglio partire dai resti del tempio di Segesta per parlarvi di busiate e tonno, di polpettine di pesce spada e caponata, di vino profumato e meloni dolci dal sapore del sole. Anzi partiamo da una domanda: chi conosce gli Elirni?
Emporium Segestanorum cioè Segesta. Segesta era la principale città di questo popolo che per la tradizione antica proveniva dalla città di Troia. Segesta era uno dei centri della Sicilia, e anche del bacino del Mediterraneo, più importanti, con un ruolo di primo piano. In guerra con Selinunte, che distrusse, e alleata dei Cartaginesi, nel 408 a.C. fu poi a sua volta conquistata da Agatocle di Siracusa.
l’arrivo dei Romani
Con l’arrivo dei Romani Segesta visse una nuova fase di prosperità. Infatti, in qualità della leggendaria discendenza troiana e quindi della comune radice, i Romani, la esentarono la città da tasse e tributi. L’architettura imponente dominava sulla campagna circostante e guardava verso il mare fino a quando, nel V secolo, arrivarono i Vandali.
Il parco archeologico di oggi
Oggi Segesta offre un parco archeologico diviso in due siti principali. Cè il tempio che svetta in posizione predominante e il teatro dove si svolgono tuttora suggestive stagioni teatrali e non solo. Monumenti da visitare anche con la calura estiva, mentre nell’aria risuonava il frinire delle cicale e il vento muove le fronde. Lo sguardo spazia su questa terra siciliana così bella. Un’immagine impareggiabile…
Ma una città come Segesta aveva la necessità di uno sbocco sul mare per approvvigionarsi di merci e fare commercio. Nacque così l’Emporium Segestanorum cioè il porto, oggi Castellammare del Golfo. Di qui poi passarono Arabi (che chiamarono il luogo Al Madarig cioè la scalinata) che costruirono, su uno spuntone di roccia, un solido castello che poi i nuovi dominatori Normanni ampliarono.
Arte culinaria
Ora ditemi, possiamo in un luogo come questo non ritrovare nell’arte culinaria gli echi e la cultura dei tanti popoli che hanno qui lasciato la loro impronta?
Non è male porsi questa domanda mentre si osservano i particolari del Castello a Castellammare o si ammira il panorama del suo golfo sorseggiando una granita al melograno.
Essere turisti vuol dire guardare pietra per pietra, ammirare la conformazione delle rocce e delle grotte dalla prospettiva che si ha dal mare, andare al mercato e vedere la produzione giornaliera che i contadini portano “in conto vendita”. Occorre andare in pescheria e cercare non le vongole (che comunque arrivano qui come in tutta Italia da Goro nel Ferrarese) ma il pesce povero che qui prende nomi diversi.
Bisogna sbirciare dentro le cucine e annusare l’aria intorno ai ristoranti. Fatevi guidare dall’istinto come sempre bisogna fare in ogni luogo, distinguendo i profumi di cucina (dove si cucina con prodotti di qualità) dai “puzzi di cucina” ( l’olio non buono per esempio emana un odore caratteristico).
Scendendo da Segesta, dopo aver visitato Alcamo, godetevi l’antica Al magadir. Non fermatevi per una pizza, pur buona, ma cercate la busiata trapanese con uova di spada e gamberi e limone con un buon vino rosso freddo che non ci sta per niente male come il 41 Nero d’Avola Terre di Bruca, tutto dello chef Giovanni Vaccaro.
Oppure i sauri arrostiti o le polpettine di sarde con finocchietto selvatico, da gustare con un rosè Aprile delle Cantine Fondo Antico sempre da Nero d’Avola ammaliati dalla vista dal giardino del Mulino di Scopello… E il pane cunzato a Scopello lo volgiamo dimenticare? (LEGGI il nostro articolo sul pane cunzato)
Senza dimenticare i dolci siciliani come le cascatelle di Castellammare, naturalmente. Senza mai dimenticare Segesta.
Dove mangiare?
Molino di Scopello
oppure a Castellammare da
Contrada Spiaggia Playa, 1 – 327 578 9474 (sul mare con un bel venticello rinfrescante),
anche sulla scalinata al Burgo (restaurato meravigliosamente)
Per dormire consigliamo
Hotel la Piazzetta, tranquillità, gentilezza, pulizia e il fascino di un vecchio edificio del centro ben restaurato.
Roberta Capanni